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Fiera inmensa tra slum e teatro
2008/03/18,02:22

Nonostante la pausa dei giornalisti della redazione di "voci inmensa", non potevamo non raccontarvi e tenervi aggiornati sulle novità di "Fiera inmensa".

Bene! la giorna di oggi è stata scandita da due momenti interessanti, partecipati e sentiti: la testimonianza e l'approfondimento sul tema delle povertà, delle baraccopoli e favelas (slum per il continente africano), lo spettacolo dal titolo: "Mercante in fiera" messo in scena dalla "compagnia delle onde".

Nella prima attività si è avuta la possibilità di ascoltare le testimonianze di alcuni amici che hanno vissuto delle esperienze nelle baraccopoli di Nairobi e Rio de Janeiro. Un momento molto raccolto e attento che ha preceduto il servizio nella mensa. Dalle 20 alle 23 sono stati serviti circa 1000 pasti stabilendo uno dei punti massimi di accoglienza in queste sette edizioni. 

Sempre grande allegria e fraternità durante la cena! Per fortuna questa sera la navetta Amaco ha funzionato bene e quindi i fratelli migranti non hanno avuto difficoltà a raggiungere il capannone di Stella cometa.

Dopo le 23, le attività si sono nuovamente spostate presso il capannone della "Centrale dell'arte", dove si è tunuto lo spettacolo "Mercante in fiera". Numeroso il pubblico presente. Non mi dilungo su una recensione ma faccio dei veri complimenti agli attori ed ai curatori dello spettacolo.

In questo momento sono a casa, con gli occhi che mi si chiudono. Nonostante questo, non potevo lasciare questo blog sprovvisto della cronaca della giornata di oggi, anzi di ieri.

Buonanotte per chi legge adesso, buongiorno per chi leggerà domattina!

Un volontario di "Fiera inmensa"

 

Voci dai volontari
2008/03/18,00:43

Anche quest’anno a rendere l’iniziativa più interessante, è il servizio offerto dai tanti volontari che in un modo o nell’altro cercano ogni anno di svolgere il loro compito con regolare impegno e passione, contribuendo alla buona riuscita di Fiera InMensa. Intervistando alcuni volontari si è riuscito a capire il valore del volontariato attraverso tanti punti di vista.
Fedele e Beatrice ci hanno raccontato la loro esperienza; appartengono all’associazione Agesci ed entrambi hanno affermato che “il servizio” li rende scout, poiché il loro motto è “estote parati” (sempre pronti).
Come sappiamo Fiera InMensa, già da due anni, viene svolto presso Stella Cometa, grazie anche al contributo di don Antonio, presidente di questo centro missionario e di accoglienza che mette a disposizione la struttura. Anche don Antonio come gli altri volontari è soddisfatto della sua scelta e soprattutto dell’organizzazione che quest’anno si è dimostrata più “efficiente”. Molti di loro parlano della solidarietà, dell’amore verso gli altri, della fratellanza che ci accomuna, ma in particolar modo, la giovane “scouta” dice che per lei Fiera InMensa diventa una crescita personale grazie al contatto con persone bisognose.
Impegnati in cucina sono Igor e Michele. Igor è in Italia dal 2001 e ha ricevuto una calorosa accoglienza in particolare dall’Arca di Noè; oggi sente il bisogno di aiutare il prossimo per offrire agli altri ciò che ha ricevuto appena venuto in Italia. Proprio per questo partecipa ogni anno a Fiera InMensa e, quando gli abbiamo chiesto che cosa riceve in cambio dal suo servizio, ha risposto con molta semplicità: “Tanti sorrisi!”.
Michele fa parte della Kasbah, un’associazione che si occupa da oltre 10 anni di ospitare profughi richiedenti asilo; ci parla della sua lunga esperienza che ha inizio nei primi anni della fondazione di Fiera InMensa.
Tra le tante associazioni che operano per l’organizzazione dell’iniziativa, è presente anche l’Azione Cattolica, di cui fa parte Giuseppe, educatore del gruppo Giovanissimi della parrocchia di S. Maria Madre della Chiesa. Aderisce all’iniziativa dal 2002; infatti, ci racconta, che incuriosito dalle parole di alcuni amici, decide di partecipare alla prima edizione che ha subito definito: “L’iniziativa di accoglienza più bella della città, senza esagerare…” continua col dire “…era la prova che tutte le persone fossero uguali e che potessero fare tante cose insieme senza difficoltà in modo da condividerle; quello che ricevo in cambio dal mio servizio è tantissimo: un arricchimento sia per quanto riguarda la conoscenza di altre culture sia per una crescita personale”.


Cristina e Francesca

I Nuovi luoghi dell'arte
2008/03/18,00:42

Oggi pomeriggio presso i locali di Stella cometa si è tenuta una mostra a cura della Centrale dell'Arte, un'associazione culturale no- profit appartenente al comitato "Fiera Inmensa", impegnata nella diffusione dell'arte contemporanea. La mostra, chiamata “I luoghi dell’arte”, è dedicata alla riconversione degli spazi dismessi a fini socio-culturali, di cui la nascita della stessa Centrale dell’Arte ne è un esempio. Essa infatti ha sede nell’ex officina ferroviaria ed è simbolo di una riconversione non solo fisica ma concettuale: ciò che si riconverte è infatti il significato di sviluppo, visto non come l’aumento del consumismo spinto dalla sempre più frenetica attività delle multinazionali, ma come sviluppo e diffusione dell’arte, della cultura e dell’integrazione . Sulle problematiche dell’integrazione, infatti, è stata incentrata la presentazione del libro del giornalista Gabriele Dal Grande “Mamadou va a morire”, che racconta i viaggi clandestini dei migranti verso l’Europa e il loro soggiorno nei Centri di Permanenza Temporanea. L’attenzione è rivolta a quanti non ce la fanno e muoiono lungo le coste del Mediterraneo e nel deserto del Sahara di fronte all’indifferenza del mondo occidentale, a quanti sono vittime di violenze sessuali e fisiche in genere all’interno di quelle prigioni chiamate “Centri di accoglienza”. Alcuni racconti presenti nel libro di Dal Grande sono stati letti da tre ragazzi immigrati che da qualche tempo vivono a Cosenza, i quali ci hanno raccontato della sofferenza che sta dietro alle storie delle migliaia di persone che, come loro, hanno rischiato una vita fatta di guerre e di stenti per ricercarne una migliore.

Monica e Francesca

Una finestra sul mondo: il Tibet
2008/03/18,00:39
"Mai più stragi, basta con le violenze, basta con l'odio".
Risuonavano forti oggi le parole del Papa in Piazza San Pietro; erano riferite principalmente all'Iraq ma ci piace sperare, ed è sicuramente così, fossero rivolte a tutte le situazioni mondiali in cui l'essere umano si trova a vivere senza che i diritti fondamentali, assicurati in via teorica in tutto il globo, siano incarnati nella vita concreta.
Il Tibet affronta in questi giorni uno dei punti più bassi dei suoi rapporti politici con la Cina, che reprime violentemente da molto tempo la minoranza tibetana, che si oppone all'occupazione cinese che dura dal 1950, quando i maoisti entrarono a Lhasa, e ai tentativi del governo di imporre in quell'Himalaya arcaico e contadino la cultura imperante a Pechino e Shangai: una cultura esasperatamente “economica” e “moderna”.
Gli ultimi veri e propri scontri violenti risalgono al 1989, quando Hu Jintao non esitò a provare la repressione armata, proprio pochi mesi prima della strage di Piazza Tienanmen.
Dopo una fase senza violenza esplicita nei confronti della popolazione cinese, pochi giorni fa di nuovo i rapporti si incrinano: arrestati una cinquantina di monaci e repressa nel sangue una manifestazione pacifica di alcuni di essi contro l'occupazione cinese, provocando diverse vittime (per Radio Free Asia, emittente finanziata da Washington, i morti sarebbero solo due. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Nuova Cina molti poliziotti sarebbero rimasti gravemente feriti, e questo farebbe supporre l'uso della violenza da ambo i lati). Inoltre molte veicoli e mercati sono andati in fiamme e i soldati hanno circondato e chiuso tre monasteri.
Il Dalai Lama, in esilio in India, e il segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon, si rivolgono a tibetani e cinesi per interrompere la spirale di violenza; quasi tutti i governi occidentali si distaccano dalla linea politica cinese seguita in Tibet, ma nessuno blocca i rapporti commerciali, tanto ambiti in questa fase storica, con il gigante cinese; nessun governante rischia di parlare di diritti umani con lo stato più popoloso del mondo, evitando scontri ideologici (l'ideologia imperante oggi è quella del mercato) con quella che potrebbe essere la nuova superpotenza mondiale nel giro di pochi decenni.
Si alzano voci isolate per un probabile boicottaggio delle Olimpiadi da parte degli atleti occidentali, tesi che purtroppo anche il Dalai Lama rifiuta.
A pochi mesi dall'evento mondiale che dovrebbe incarnare i valori di libertà, rispetto e pace, la situazione è delicatissima: l'educazione in Cina crea falsi concetti secondo i quali il Tibet è sempre appartenuto alla Cina, inoltre il Tibet rappresenta una minoranza esigua della popolazione cinese... una strada in salita insomma... ma i Tibetani, arroccati sulle fortezze naturali delle loro montagne, a contatto con le altezze impervie dell'Himalaya, sanno guardare certamente al futuro con speranza, come se esso fosse una scalata a cui non rinunciare.

E alla società civile che resta da fare?
Spingere i governanti verso una politica più etica e meno di mercato, acquistare consapevolezza sulla questione tibetana e, perchè no, boicottare le Olimpiadi in Tv... tanto saranno ad orari impossibili!!

www.peacereporter.it
www.repubblica.it
www.corrieredellasera.it

Oreste



 
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